FAQ - Protezione giuridica ed inserimento lavorativo

Chi ha diritto ad avvalersi delle norme sul collocamento obbligatorio? 
La Legge 68/99 ha individuato tra i soggetti aventi il diritto di avvalersi delle norme in essa contenute, relativamente all'”avviamento” al lavoro, “le persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45 per cento e le persone invalide del lavoro con un grado di invalidità superiore al 33 per cento, accertata dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL)”

Può essere parte di un rapporto di lavoro il soggetto inabilitato ?
Non ci sono dubbi sulla possibilità dell'instaurazione o prosecuzione di un rapporto di lavoro da parte di inabilitato giudiziale, giacché a norma dell'art. 415 c.c. egli versa in uno stato di "semi-incapacità" d'agire che gli permette di compiere atti di ordinaria amministrazione, tra i quali sono da sempre classificati i negozi inerenti alla materia del lavoro; e nessun problema sorge, ovviamente, per la prosecuzione da parte sua di una mera attività lavorativa in adempimento del contratto stipulato.

Può essere parte di un rapporto di lavoro il soggetto interdetto?
Per quanto concerne l'interdetto giudiziale, la capacità di agire si è soliti dire che sia "sospesa". Questo non significa, però che all'interdetto sia impedito, in linea di principio, l'inserimento nel mondo del lavoro. Se ne trae una conferma inequivocabile dalla disciplina della posizione del minore: a quest'ultimo, incapace di agire per legge (art. 2 c.c.) si riconosce la capacità di prestare il proprio lavoro (c.d. capacità giuridica di lavoro) prima del compimento dei 18 anni.
Quanto alla stipulazione di un contratto, il minore, in mancanza della capacità contrattuale, è rappresentato dal genitore o dal tutore, il quale deve valutare se e in quale misura lo svolgimento di un'attività sia compatibile con la salute e la formazione del minore.
Anche nel caso in questione l'accertamento deve interessare non tanto la capacità di agire, quanto la capacità del maggiorenne interdetto ad adempiere la prestazione che è oggetto del rapporto di lavoro.
E' di volta in volta necessario verificare in concreto se la natura e la gravità dell'infermità possa consentirgli un proficuo impiego in mansioni compatibili.
D'altra parte la ratio dell'istituto dell'interdizione, letto nell'ottica della protezione alla persona e della sua dignità, è quella di tutelare gli interessi (patrimoniale e non) dell'infermo. Impedire all'interdetto di svolgere un'attività lavorativa compatibile con la sua menomazione significherebbe limitarlo ingiustamente nella sua vita di relazione e nella sua capacità di produrre reddito.

E' legittimo il licenziamento intimato all'invalido civile, in conseguenza dell'intervenuta sentenza interdizione o d'inabilitazione?
La sentenza di interdizione/inabilitazione non è di per sé idonea a giustificare il licenziamento del soggetto interdetto o inabilitato: la perdita o riduzione della capacità di agire non implica infatti necessariamente una perdita della capacità naturale di svolgimento dell'attività che costituisce oggetto della prestazione lavorativa in contratto.
Se un lavoratore, a causa di una menomazione psichica, viene interdetto od inabilitato, ma può continuare a svolgere correttamente le mansioni contrattuali, non sussiste il giustificato motivo di licenziamento. 
Egli può essere licenziato soltanto quando la menomazione psichica (che ha costituito motivo dell'interdizione o dell'inabilitazione) gli impedisce di svolgere le mansioni contrattuali. In tal caso il datore di lavoro può giustificatamente licenziare il lavoratore non perché interdetto (o inabilitato) ma per l'impossibilità di adempimento regolare della prestazione lavorativa (licenziamento per giustificato motivo oggettivo). 
Il licenziamento verrà, in ogni caso, secondo la giurisprudenza prevalente, considerato ingiustificato se nell'azienda può essere reperita una mansione compatibile con la menomazione del lavoratore; anche se non si potrà obbligare il datore di lavoro a creare un posto di lavoro ad hoc o licenziare o trasferire un altro lavoratore per far posto al disabile. 
L'art.10 della legge n. 68 del 1999, in materia di collocamento obbligatorio dei lavoratori disabili, prevede due motivi che legittimano il licenziamento di un disabile avviato al lavoro in tale regime: aggravamento delle condizioni di salute e significativa variazione dell'organizzazione del lavoro nell'impresa da non permettere l'utile inserimento del soggetto. 
E' comunque pacifico che chi è del tutto privo di capacità lavorativa o pericoloso per i compagni o gli impianti non è inserito utilmente nel lavoro e, quando tale situazione si determini in costanza di rapporto, può essere licenziato.

E' possibile per i soggetti dichiarati interdetti od inabilitati avvalersi delle norme sull'avviamento obbligatorio al lavoro?
Non sussistano oggi preclusioni per interdetti/inabilitati ad avvalersi della legge sull'avviamento obbligatorio, iscrivendosi nelle apposite liste. 
La legge quadro 104 del 1999, e successivamente la legge n.68/1999, hanno esteso l'accesso al collocamento obbligatorio alle persone affette da minorazioni fisiche e psichiche che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% (purché, ovviamente, residui una capacità lavorativa). Nel rispetto dei requisiti di legge, dunque, anche interdetti ed inabilitati possono avvalersi dell'avviamento obbligatorio.
E' compito degli accertamenti previsti dalla legge determinare in concreto se il soggetto colpito da menomazioni psichiche possa o no essere proficuamente impiegato. Fra le altre cose, le legge prevede anche delle agevolazioni fiscali importanti per il caso in cui le imprese assumano disabili psichici (art. 9 c. 4). Una volta che questi siano assunti spetta a loro il trattamento previsto dalla legge e dai contratti collettivi e il datore di lavoro è inibito di chiedere al disabile una prestazione incompatibile con le sue minorazioni (art. 10).

È legittimo non chiedere alcun consenso all'interessato o al rappresentante legale per il lavoro socializzante, non retribuito e con spese di trasporto a carico del soggetto disabile? Può la comunità che accoglie stabilmente il disabile organizzarsi in modo che gli operatori siano impegnati altrove?
Nel caso di servizi di servizi di avvicinamento al mondo lavoro per soggetti che hanno sufficienti requisiti di autonomia e capacità, quali frequenza di corsi di formazione professionale, terapia occupazionale presso cooperative e tirocini di socializzazione e tirocini di formazione in aziende e cooperative senza previsione di collocamento lavorativo e regolare assunzione e di servizi per l'inserimento lavorativo a fronte di un nulla osta dell'ufficio di collocamento per persone che hanno acquisito abilità, indipendenza operativa, adeguata formazione, come le borse lavoro eventualmente precedute da tirocini di formazione se il soggetto appare ancora troppo fragile, deve esserci una regolazione contrattuale. Ogni servizio è normato da una delibera che deve riportare eventuali schemi di contratto (richiedibile all'ufficio di riferimento in base alle legge sull'accesso agli atti)
Le regole per le spese di accompagnamento sono le stesse per tutti i servizi e sono a carico del disabile o della sua famiglia in tutto o in parte secondo i redditi.
Per il pranzo vale la stessa regola, salvo che non sia fornito gratuitamente per effetto di particolari convenzioni dell'ente, azienda o cooperativa.

 

banner surveybannerDeliberaHome

Iscrizione Newsletter

  

logoCOGE            logoCSV         logoFondazioneC        logoRegione       LogoLedha           logoONV